L' ABC del Diritto

B, come Bigamia

a cura di:
La Redazione di JL OnLine

La condizione di chi, essendo legato da un vincolo coniugale attuale, contrae un nuovo matrimonio.

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B, come Bigamia

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Dal punto di vista semantico, il termine bigamia indica la condizione di chi vanta contemporaneamente due rapporti coniugali con soggetti diversi. Il fenomeno è sanzionato da apposite disposizioni dettate in ambito sia penale che civile, tanto da potersi affermare che il nostro ordinamento sancisce il rapporto matrimoniale monogamo quale principio di ordine generale e inderogabile.

La risposta penale: il delitto di bigamia

B, come Bigamia

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La Redazione di JL OnLine

Dal punto di vista semantico, il termine bigamia indica la condizione di chi vanta contemporaneamente due rapporti coniugali con soggetti diversi. Il fenomeno è sanzionato da apposite disposizioni dettate in ambito sia penale che civile, tanto da potersi affermare che il nostro ordinamento sancisce il rapporto matrimoniale monogamo quale principio di ordine generale e inderogabile.

La risposta penale: il delitto di bigamia

L’art. 556 c.p. sanziona con la reclusione da uno a cinque anni chi, essendo legato da matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, anch’esso avente effetti civili (c.d bigamia propria). Lo stesso trattamento sanzionatorio si applica al coniuge del bigamo, ovvero a chi, ancorché di stato libero, contrae matrimonio con persona già legata da matrimonio avente effetti civili (cd. bigamia impropria). In una parola, la legge punisce con lo stesso rigore entrambi i coniugi di un rapporto matrimoniale in cui, almeno uno di essi, sia già coniugato con altra persona.

La bigamia come causa di nullità del matrimonio civile

Come si è già detto, la monogamia rappresenta un principio fondante dell’ordinamento italiano, tanto che l’articolo 86 c.c. prescrive perentoriamente l’impossibilità di contrarre matrimonio per chi è già vincolato da un rapporto coniugale o da un’unione civile tra persone dello stesso sesso. Qualora nonostante tale divieto il matrimonio fosse comunque contratto, l’articolo 117 ne prescrive l’ annullabilità (anche se per coerenza sistematica sarebbe più opportuno parlare di nullità) pronunciabile su istanza di tutti coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale all’impugnazione, ivi compreso il Pubblico Ministero. L’effetto dell’annullamento retroagisce sino al momento della celebrazione del matrimonio il quale, pertanto, si ha come mai celebrato.
L’articolo 128 c.c. fa però salvi gli effetti nei confronti del coniuge di buona fede, ovvero chi tra gli sposi riteneva l’altro di stato libero, e dei figli nati all’interno dello stesso. Il coniuge di buona fede ha, altresì, diritto a ricevere dall’altro coniuge la corresponsione di somme periodiche di denaro, ove egli non abbia adeguati redditi propri e non sia passato a nuove nozze. Qualora il coniuge che ha dato causa alla nullità del matrimonio sia stato in malafede, nel nostro caso sapendo di essere già coniugato e tacendolo al nuovo consorte, egli è tenuto anche a corrispondere all’altro coniuge in buona fede una congrua indennità, corrispondente almeno al mantenimento per tre anni.

Nota della redazione JL On Line: abbiamo raccolto, per comodità di Suo reperimento, le norme menzionate nella presente voce in una bussola giuridica: buona consultazione!

Di: La Redazione di JL OnLine | 2018-06-28